Nella mia tenera giovinezza mi comportai in modo blasfemo, tanto che in seguito fui preso da una sì grande noia per i monoteismi che mi disinteressai completamente alle forme di religiosità. Preferii dedicarmi alle lettere e alle soap opera. Donai così la mia anima alla forma poiché intorno si parlava solo di essenze e si pretendeva di avere verità in formato tascabile “viverbene”, peraltro facilmente disperdibili nell’ambiente. Troppa gente propugnava fideismo mascherato con foglie di fico. Il cristianesimo è fede, l’ateismo è fede, incominciare una raccolta di figurine Panini è fede, il vegetarianismo è fede, la razionalità è fede, credere che Maria de Filippi venga investita da un autocarro adibito al trasporto di clementine è fede, la scienza è fede. Accettare un fideismo è una soluzione efficace per proseguire la propria esistenza tranquilli, se si è coscienti di possederne uno. Se poi muore, se ne può sempre trovare un altro telefonando ad un numero verde.
L’essenzialità e la geometria delle cose, l’inconsistenza delle strutture logiche e la conseguente umiltà della disconoscenza umana si mostrarono quindi come intuizioni. A che pro il cogito sull’atto creativo se concetti quali origine del mondo, eternità e infinito sono gradualmente assimilati a paradisi artificiali procreati da insulse tracotanze umane, arricchite peraltro da un sillogizzare egocentrico? La teologia altro non è, allora, che la raffinata farneticazione su domande imposte dalla struttura logica sovrapposta dall’uomo all’universo, ma altrimenti prive di significato alcuno. Un grande paracularsi sillogistico, allora, al fine di mantenere un paradigma razionale e affermare la logica quale massima espressione della mente umana.
Fuffa, insomma.
Quale delusione, o Uomo. E quale piccolezza.